
Inizia la nuova stagione e da noi iniziano ad essere allestite simpatiche e olezzose friggitorie all’aperto nel cui olio bollente, di dubbia provenienza, rotoleranno prestissimo gustosissime zippole alle acciughe, alla ricotta, alla nutella e chissà a quanti altri gusti. E chissà anche perché tutti ormai le chiamano Zeppole con la e. Ma non si chiamavano zippole con la I quando ero piccola? Beh, forse fa più italiano continentale!
Poi ci sono, già in azione nonostante i nostri 32/33 gradi di caldo sciroccoso e appiccicoso, i caldarrostai, si dice così?, che contribuiscono loro malgrado a surriscaldare l’ambiente riempiendo le strade di fumo denso.
Non so quanto costi oggi un cartoccio di caldarroste, tanto a me non piacciono, ma le comprerei volentieri a qualsiasi prezzo per Luigimio che invece le adorava. Una delle nostre tante diversità!
E poi la scuola ha riaperto i suoi battenti e migliaia di fanciulli di varia età, ordine e grado, hanno preso d’assalto gli istituti scolastici. E il traffico veicolare se n’è accorto!
In fondo i ragazzi e i bambini sono tutti contenti di tornare in aula, nonostante il caldo persistente, le spiegazioni noiose e soporifere di alcuni insegnanti, l’inutilità di un’istruzione demotivante che a volte percepiscono dai gesti e dalle parole di famiglie distratte e con obiettivi molto più grossolani. Ecco, nonostante tutto questo, tornare a scuola restituisce ai ragazzi la loro dimensione, la loro misura, che poi si esplicita anche nel remare contro, nell’essere magari svogliati e nell’entusiasmarsi, per contro, nell’organizzare scioperi, cortei, assemblee, occupazioni e manifestazioni di ogni genere. Anche questo è un aspetto formativo, che li aiuterà a crescere.
Il problema è uno: che siano già in grado in qualche modo di discernere e capire perlomeno la differenza tra contestazione, sciopero, occupazione e via di seguito. E lì il compito degli adulti, scuola e famiglia, anzi famiglia e scuola innanzitutto, gioca un ruolo decisivo. Non voglio fare lezione a nessuno naturalmente, anche perché la mia esperienza scolastica si limita alla mia personale esperienza di studentessa (ho fatto la maturità nel 1973, quindi parecchi decenni addietro) e all’esperienza di mamma di figli studenti (e l’ultimo ha fatto la maturità già 18 anni fa!).
Ma, senza tergiversare, cosa mi aspetto io da questo autunno? O meglio, cosa temo io da questo autunno?
Vi confesso che temo di vedere la mia nipotina di soli sei anni, che quest’anno frequenta perciò la prima elementare, in testa ad un corteo di giovanissimi ribelli scioperanti per protestare contro lo strapotere delle maestre.
Mi ha detto infatti, molto seccata e rivendicando il gravissimo abuso che stanno subendo lei e i suoi compagni, che non è giusto che a scuola “le maestre se ne stanno fresche senza fare niente e noi dobbiamo fare tutto il lavoro. Non è giusto e basta!”.
A nulla è valso il mio spiegare che quello è il loro lavoro e che le insegnanti per andare in classe prima si preparano, studiano e fanno un lavoro che loro non vedono. Niente! I fatti sono fatti: lei è costretta a sudare sul quaderno colorando quadrati, triangoli e rettangoli e quelle niente, neanche un cerchietto colorato o due letterine in fila.
Il nonno Luigi l’avrebbe difesa a spada tratta chiedendo udienza alle insegnanti e sostenendo lo striscione più ingombrante del corteo di scioperanti. E se lui tornasse potrei farci un pensierino anch’io.
Scherzi a parte. Buon anno scolastico a tutti.
