La casa nuova

Di fronte alla casa in cui sei andato ad abitare di recente c’è un cipresso veramente maestoso, con un bel tronco lungo e affusolato dalla corteccia grigia e sottile. Svetta verso l’alto tanto da sembrare, nella mia solita fantasia, un guardiano che sorveglia i tanti presenti.

Ho scoperto che questo tipo di albero viene ritenuto come un ponte tra terra e cielo proprio perché, invece di espandersi con una chioma larga ricca di rami e foglie, tende a crescere verso l’alto tenendo i rami serrati. E le radici anch’esse non si allargano nel terreno ma scendono giù in profondità consentendo così all’albero di resistere anche a periodi di siccità. Per tutto questo rappresenta nella tradizione popolare un legame tra l’umano e il divino.

Il cipresso in argomento proietta inoltre una bella ombra spessa che ripara i viandanti come me dal sole che ferocemente aggredisce con un calore impietoso. Ho anche studiato l’orario più conveniente per venirti a trovare proprio cercando di trovare una bella macchia di ombra che mi consenta di mettermi dieci minuti a sedere di fronte a te per chiacchierare un po’ e raccontarti delle ultime prodezze di cucciola nostra, o della vita dei nostri ragazzi, di come mi sento e di quando ti sogno. Non ti parlo mai di quanto mi facciano arrabbiare l’Agenzia delle Entrate o l’INPS, perché lì trovo pace e non me ne importa niente di tutto il resto.

Su quel cipresso, e anche sugli altri che contornano il condominio in cui ti sei trasferito, hanno il nido le tortore che ripetono continuamente il loro verso cupo. Ieri volteggiavano sulla casa e sulla testa del giovane scolpito solo fino alle spalle che esibisce un bel paio di baffi, svolazzando irriverenti sulla sua testa e da lì alla casa di fronte e ritorno in uno strano e curioso balletto a tre che mi ha incantata per qualche minuto.

Questo nuovo condominio è veramente fonte di tanti spunti se lo si osserva con attenzione, e leggendo nomi e date degli inquilini si possono imparare e immaginare tante cose. Io provo ad indovinare il loro mestiere, come facevano quelli di quel gioco in tv anche se qui non si vince niente e te ne torni a casa anzi con le pive nel sacco. Poi mi piace capire se l’amore ha avuto un ruolo importante nella vita di quello o quell’altra, poi cerco di intuire se quel titolo, prof. dott. avv. ecc…, prima di alcuni nomi avesse una vera importanza per lui/lei o se sia stato voluto da un familiare. E molto altro ancora.

Vengo a trovarti martedì anche se mi ripeti sempre che c’è troppo caldo e non serve venirti a trovare, che tu stai bene e non hai bisogno di niente.

Ma io ho bisogno di te.

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