Il punto di vista del geco

Non la vedo bene in viso, sono un geco dopotutto, non un’aquila. La vedo sempre di sfuggita inoltre. Ho avuto molta paura di lei. Anni addietro mi inseguiva spesso con una enorme mostruosa scopa e una paletta grigia che spalancava la bocca cavernosa e voleva solo inghiottirmi per lanciarmi da qualche parte.

Io abito da anni nel suo balcone che è simpaticamente incartato come una confezione regalo con una rete verde traspirante che mi consente di stare comodamente acquattato e la sera, se sono uscito da casa di prima mattina, stiracchiarmi le zampe, distendere bene la coda e ripercorrere il tragitto con le mie ventose per rientrare nella sua cucina. E da lì la possibilità di gironzolare in lungo e in largo in uno spazio spaventosamente enorme in cui trovo sempre da mangiare cibo di qualità. Qui anche le formiche sono gustose, per non parlare dei teneri scarafaggini di cui vado pazzo.

Ebbene più di una volta ho rischiato di essere schiacciato e lanciato chissà dove. Mi ha salvato lui, che le ha trattenuto la mano e le ha spiegato che non doveva temermi, che sarei stato un ospite discreto e silenzioso, e utile, perché avrei collaborato nelle pulizie domestiche mangiando tutto ciò che c’era a disposizione. Le ha anche detto che porto fortuna.

E lei gli ha creduto! L’estate scorsa ho potuto sentire i pensieri di lei ogni volta che accompagnavano lui in un certo posto con il nome di un santo, che ora non ricordo. Lei sembrava tranquilla e lavorava in casa, andava avanti e indietro come un treno e diceva che tutto si sarebbe risolto. Poi c’erano momenti strani e tanta gente che entrava e usciva da casa e una volta anche luci blu giù in strada che vedevo dalla mia postazione privilegiata. Strani movimenti giorno e notte che mi disorientavano.

Poi non so cosa sia successo. È cambiato tutto dieci mesi fa. Lui non l’ho più visto. Lei la sento affaticata e parla con la foto di lui. Vedo sempre bene i suoi piedi e mi sembra che il passo si sia fatto più stanco, Forse mi sbaglio.

Per fortuna c’è una tipa più piccola che all’inizio mi metteva tanta paura perché è capace di urlare come fossero dieci e che si muove e salta e corre e balla come se fosse una di quelle libellule che mi piacciono tanto. A lei piace molto stare sul pavimento e mi è capitato di poterla guardare dritto negli occhi senza farmi vedere. Ha qualcosa di speciale che non so spiegare, ma è come se in fondo ai suoi occhi ci fosse una luce accesa che nessuno potrebbe mai spegnere. Mi sbaglierò ma ha la forma di un cuore, di un cuore grande!

Scusate se sono stato impreciso e superficiale, ma dopotutto sono solo un geco! E questo è solo il mio punto di vista.

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