
La domenica è il giorno dei giusti, è il giorno del riposo per chi, da giusto, ha fatto fatica per una settimana spingendo il carretto del proprio impegno, fisico o mentale che sia, a volte fino allo sfinimento. Allora la domenica diventa un miraggio, un’isola carica di scintillanti promesse che si profila all’orizzonte galleggiando tremula come novella fata morgana.
Poi magari scorre invece tra uno sbadiglio e l’altro, e tu ti trascini da una poltrona ad un divano, dal televisore al tablet, sempre con l’onnipresente smartphone tra le mani. Avresti potuto pulire a fondo la cucina, avresti potuto cucinare un po’ di contorni per la settimana, avresti potuto mettere a posto i cassetti del comò, avresti potuto telefonare a quell’amico che non senti da tempo, avresti potuto andare al mare, avresti potuto andare con il gruppo a fare quell’escursione. Avresti potuto! Nella vita nulla è peggio di un rimpianto, e del rimpianto del tempo perduto. Perché non torna, vi assicuro che non torna più!
Allora due sono le opzioni: o ti godi pigramente il tuo ozio senza fartene una colpa e utilizzando il tempo per riposare e rigenerare l’anima nel sonno della mente o programmi. E fai.
Io ho programmato: giornata totalmente casalinga, tranne un’uscita di novanta secondi per andare a buttare l’umido, che oggi è il suo turno.
Questa bimba in foto, che sono io, riconoscibile dal numero dei fiocchi in testa, mi ha ricordato stamattina quanto sia noioso e odioso il doversi vestire e acconciare e, supplizio dei supplizi, indossare le scarpette eleganti con il calzino bianco con il merletto a sbuffo. Certamente quest’ultimo accessorio non fa più parte del mio modo di vestire (mi rifiuto di scrivere outfit), ma la mia postura in foto, lo sguardo che si difende dal sole e dalla noia, il giocattolo che tormento con le mani e quel muro screpolato e assolato del terrazzo della casa di nonna mi hanno dato la conferma stamattina: si resta a casa per tutto il giorno, in penombra, difendendosi alla meglio dalle alte temperature.
E si legge, tanto, si scrive, un po’, si cucina, il necessario. E si pensa, si ricorda. Perché a volte le giornate hanno un ritmo accelerato e non c’è il tempo per pensare, per ricordare, per fare memoria. Allora scatta l’allarme: è come se stessi scappando da me, dai miei sentimenti, dalla mia memoria, anche se fa male. E invece è necessario attraversare i ricordi, visualizzarli anche se la nostalgia ti stringe forte e ti toglie a volte il fiato. Se perdo i ricordi chi sono?
Allora tranquilla bambina mia, oggi si sta a casa, all’ombra, con un po’ di silenzio per compagnia, e una galleria infinita di immagini e volti. E tanti sentimenti da riempire un arcobaleno.
Ah, ho anche preparato le mitiche polpette per il pranzo di domani della mia monellina.
